Stavo leggendo l'ultimo libro di Marino Magliani, Quella notte a Dolcedo (Longanesi), quand'ecco che mi ha telefonato l'autore...Number 1 & 2 de Mayo
Venendo in ufficio (ormai non è più una redazione…) ho sentito ancora Effendi di Rino Gaetano. Questa volta senza censura, su Radio Number 1.
Stamattina ho iniziato a leggere Guerrilleros. El pueblo en armas contra Napoleon che ho comprato poche settimane fa a Barcellona. Ieri con MM si discuteva se andare in Spagna per una breve vacanza, magari nelle Asturie. Oggi in edicola ho ritirato El Pais di sabato: le prime pagine di Babelia sono dedicate ad Arturo Pérez-Reverte e al Dos de Mayo (1808). Grazie a un rapido giro su internet ho scoperto un interessante mostra a Madrid dedicata all’antica Roma.
Beh, mi sembrano indizi più che sufficienti per organizzare davvero un bel viaggio nella penisola iberica. Siamo rimasti affascinati da BCN e sono 15 anni che non torniamo nella capitale spagnola, che del resto avevamo visto a spizzichi e bocconi, essendo giovani studenti squattrinati. Oggi siamo ancora squattrinati, ma in compenso stiamo costeggiando pericolosamente l’abisso della disoccupazione.
Giorni e nuvole.

Andare a vedere Giorni e nuvole, per uno che al momento si trova a spasso, è un po’ come giocherellare col dito sulla ferita per togliere la crosta e constatare che ancora sanguina. A meno che non si creda nell’omeopatia, ma non è proprio il mio caso. Mi ha invece spinto la curiosità di verificare affinità e divergenze (sto citando…) tra la mia situazione attuale e quella raccontata nel film di Soldini. Beh, devo ammettere che molti aspetti sono drammaticamente simili ed è di poco conforto pensare: “Io mica mi stendo sul divano a fare zapping tra i programmi demenziali del pomeriggio!”. Passo l’aspirapolvere, ogni tanto fa capolino l’angoscia, m’inabisso con MM in discussioni sul futuro… Qualche scena mi ha stretto il cuore, confesso. Ma sono uscito quasi ottimista. Non tanto per il finale – che giudico ben poco ottimistico -, quanto per la consapevolezza di avere una determinazione maggiore di quella mostrata dal protagonista, un Albanese che riesce a far dimenticare i lazzi di Frengo.
Helmer e Personaggio Letterario.
Brutto periodo per il giornalismo di qualità (c’è mai stato un periodo bello? mi domando). Tralascio la mia situazione personale, perché sarebbe più adatta a un romanzo ottocentesco che al post di un blog (pure classicheggiante come questo), ma mi ha fatto davvero impressione leggere il pezzo di Personaggio Letterario dedicato ai manuali di istruzioni, pubblicato dal mio “femminile” preferito. Ci pensavo anche ieri sera, mentre montavo la cassettiera Helmer dell’Ikea, invertendo erroneamente la posizione dei binari dei cassetti, per colpa di illustrazioni a dir poco incomprensibili. Alla fine comunque ce l’ho fatta e ora sono orgoglioso del mobiletto incastrato in un angolo del mio studio. Ma soprattutto è stata una botta a freddo scovare su Io Donna l’articolo di Barbacetto sui riccastri italiani, lui che per anni ha condotto inchieste degne del miglior giornalismo investigativo…
Ragazzi, vi (ci) auguro una pronta riscossa. Ce n’è proprio bisogno: mica possiamo ingozzarci di soncinate…
Effendi sotto censura.
Prologo: From the ice-age to the dole-age, there is but one concern: i coglioni sono molti più di due.
Breve svolgimento: stamattina, mentre stiravo, ho messo un CD di Rino Gaetano. Tra i suoi successi, ho sentito Spendi Spandi Effendi. Per una di quelle coincidenze che tanto mi piacciono, l’ho risentita un’oretta dopo su Radio Italia, mentre imboccavo la tangenziale (dell’est). Ma, surprise: hanno censurato la parola “coglione”. Ecco il passaggio “incriminato”:
“A duecento c’è sempre una donna che ti aspetta
sdraiata sul cofano all’autosalone
e ti dice prendimi maschiaccio libidinoso coglione”.
Epilogo: beh, censurare Rino Gaetano per la parola “coglione” nell’inoltrato autunno dell’anno del Signore 2007 mi sembra proprio da maschiacci libidinosi. E…