Ricordi d'infanzia.

Ieri, nel tragitto in macchina verso la clinica, mia zia ha ricordato i tempi della sua infanzia. Lo spunto è stato la presenza della figlia della sua maestra di quinta elementare, una signora da poco rimasta vedova. E' una banalità dire che i tempi sono enormemente cambiati. Non mi interessa neppure imbarcarmi in una complessa analisi comparativa per vedere se si stava meglio quando si stava peggio. Sono rimasto colpito dai commenti della signora che ha ammesso di aver vissuto sempre con dispiacere la reazione di rispetto-che-sconfina-nella-paura che accumunava allievi e genitori nei confronti della maestra (ma in generale verso tutte le figure d'autorità: sindaco, prete, professori). Mia zia continuava a ripetere che la severità a volte eccessiva non era responsabilità di quella maestra ma dell'epoca. Usava così e ci si uniformavano allievi e maestri, ciascuno rinchiuso nel proprio ruolo e ben consapevole di non poterne trasgredire. Mio zio ancora ha una cicatrice in testa, souvenir di una bacchettata della signora maestra (sempre quella). E ricorda ancora che alla staffilata seguirono le botte di sua madre quando tornò a casa a raccontare di averle prese dalla maestra. E una cosa simile mia zia l'ha raccontata su mia mamma. Un giorno un bambino della sua classe chiese di andare al bagno ma non ne ottenne il permesso e non riuscì a trattenere la pipì, facendosela addosso. La maestra lo punì dandogli una bella ripassata. Il bimbo tornò a casa e raccontò tutto ai genitori. La madre chiese a mia mamma se davvero la vicenda fosse andata così e se suo figlio avesse chiesto il permesso di andare in bagno. Mia mamma confermò la storia; la madre del bimbo parlò al marito e osò andare dalla maestra per lamentarsi. La maestra diede una bella lezione a mia mamma, tanto che la madre del bimbo disse a mia nonna che "potendo, la maestra l'avrebbe ammazzata di botte". Mia nonna rispose laconica: "Certo, ma non le avrebbe prese se voi non foste andati dalla maestra". Questo ovviamente non la esentò dal ribadire la lezione a mia mamma che anche quella volta ebbe doppia razione. Chissà se questo episodio le rimase impresso e se aveva in qualche modo inciso sul suo carattere. Tranne forse che nei confronti di mio fratello prete che ai tempi era un diavolo della Tasmania, non mi ricordo che girasserò grandi botte a casa mia, che pure era la versione hard della "Famiglia Bradford".
Ciao, mà.
Rosselleide (e palombelle rosa).

"Carlo Rossella è un personaggio misterioso. Anche i suoi amici più intimi e i suoi colleghi al Tg5 confessano sottovoce: è un tipo strano, uno capace di tutto. Il direttore del primo tg di Mediaset ha lasciato crescere, negli anni, una sorta di leggenda attorno a sé. Alimentata dai suoi libri, la sua favolosa esistenza segreta viene immaginata sullo sfondo di paesaggi straordinari, davanti a drink esotici, insieme a scrittori maledetti, eroi delle resistenze internazionali, agenti dei servizi sempre benvestiti e ben forniti di accompagnatrici. Leggete il suo ultimo prodotto, Tango, edito da Mondadori. E viaggerete con l'autore nel favoloso mondo (immaginario?) di un grande giornalista".
Barbara Palombelli, Sette de Il Corriere della Sera, giovedì scorso.
Adesso sono a un bivio: o scendo in cortile, salgo su Cuneo Rosso (sopravvivo allo shock della temperatura interna che supera i 90 gradi) e vado al Globo per comprare l'ultimo "PRODOTTO" di Carlo Rossella, oppure inizio a leggere Guerra e pace.
E' una di quelle decisioni che uno non vorrebbe mai trovarsi a dover fare.
Civiltà occidentale (si fa per dire).

All'aeroporto di Malpensa - misto a una lieve e comprensibilissima preoccupazione per l'integrità del bagaglio stivato (ah, che sicurezza se i controllori venissero selezionati tra i ladri di effetti personali...) - ho provato un certo fastidio nel vedere le gigantografie pubblicitarie di una delle più note maison di alta (?) moda italiane. Deve essere uno dei simboli della nostra famosa civiltà occidentale, tanto strenuamente difesa dai filosofi a pera. Eppure tornavo da una settimana in Grecia, culla del pensiero occidentale, non da una madrassa di Kabul. Nell'isola di Ippocrate, padre della medicina, non ho mai visto simili insulti al buon gusto, eppure non mancavano di certo i giovani, né il divertimento, né la musica a palla, né l'alcool, né l'ammmore libero. Ecco, quella pubblicità mi ha dato più fastidio delle numerose zanzare che infestavano la zona del ritiro bagagli. Adesso mi devo riabituare a vedere di tutto sui muri (e perfino sul Duomo! ossantamadonna guarda giù) della metropoli tentacolare. Periferia dell'Impero con speranze - frustrate - di grandeur.
Non so voi, ma io...

Ieri sera stavo spulciando i giornali che ho accumulato in una settimana di ferie. Proprio alla fine il mio occhio allenato è stato catturato dallla pubblicità della nuova iniziativa DeAgostini: I grandi condottieri dell'età napoleonica.
Non so voi, ma io sono già andato in edicola a prendere il primo fascicolo su Murat (per essere precisi ho mandato MM).
ecco il link per chi voglia avere maggiori dettagli:
http://www.deagostiniedicola.it/collezioni/soldati_napoleonici/index.html
Vive l'Empereur!
Il ritorno.

E' una legge inderogabile: prima o poi si deve tornare. E' stata la prima vacanza di una sola settimana e il timore più volte espresso apertamente era quello di non riuscire a fare in tempo a godersi un po' di sano relax. E invece mi meraviglio di quanto "a lungo" sia durata questa breve settimana. Ha sicuramente contribuito a espandere il tempo il non dover lavorare: per la prima volta in cinque anni sono infatti riuscito a non toccare il computer, se non per scaricare le foto digitali. Il mio fido TravelMate 290 era lì, sotto la sedia, chiuso nella borsa da trasporto, senza quell'aria di minaccia e di condanna che aveva nelle scorse vacanze (e prima di lui il rimpianto TravelMate 610). Adesso ho bisogno un po' di tempo per ordinare i pensieri, sistemare le foto, preparare la lista dei buoni propositi che faccio ogni volta che ricarico le batterie. So già che poi le migliori intenzioni si sciolgono come neve sotto l'implacabile sole della routine, ma senza questo (ingenuo forse, ma sincero) tentativo di migliorare le cose andrebbero ancora peggio.
Una settimana.

Per una settimana (che gia' sta evaporando) rimarro' qui. Poi vi racconto.
Kalimera, gattogreco
La presa (14 luglio).

Avevo intenzione di fare un post sull'anniversario della presa della Bastiglia, sui valori della Rivoluzione Francese, sui diritti dell'uomo e su quanto TUTTI dobbiamo all'Illumi-nismo. Siamo figli dell'89, noi lo sappiamo e ne siamo orgogliosi. Chi lo nega è in cat-tiva fede o, semplicemente, sta dall'altra parte.
Constatare che la parola chiave più frequentemente utilizzata per arrivare qui da Google è "i bambini fanno oooo" ha però raffreddato un po' il mio ardore giacobino (ma il fuoco non è spento: c'è chi a spegnerlo c'ha provato, ma si è bruciato - Art. 31). Allora abbasso alquanto il tono e atterro sui Flaminio Maphia. Oggi ho visto per la prima volta il video di Federica: la musica non mi prende granché, ma il testo - confesso - mi ha fatto sorridere diverse volte.
Meritano quindi una citazione in queste carte digitali:
al ristorante non mangia ma vuole un accompagno
se si tratta di andare al bagno,
a casa gli piace stare sotto le coperte,
timida preferisce chiudere le porte,
è piena di energia come il metano,
e come il metano ti dà una mano,
lei sarà sempre la mia Federica,
e per tutta la vita la mia cara amica!
Pensierino (cattivo) della sera.

Frequento da poco il mondo dei blog. Quel poco però mi è sufficiente per constatare che ci sono delle vere e proprie star della blogosfera, o almeno che qualcuno si comporta come se rivestisse un ruolo di primaria importanza. Piccoli guru della piazza telematica? Opinionisti del dì di festa? Oracoli sopravvissuti alla morte della Pizia? Non so. A pelle mi pare che certi atteggiamenti siano un po' fuori luogo. Parliamoci chiaro: cani e porci hanno ormai un blog (persino i gattimaldestri, ossignur!), ma non è che quelli davvero bravi si fanno pagare per scrivere?!?! Per il resto è una competizione di aspiranti sosia, piuttosto deprimente da guardare. Il cuoco consiglia: un briciolo di umiltà (dà sapore anche ai piatti più piatti).
Frammenti (di quel mosaico che è il mondo).
Riporto alcune frasi (sentite o lette) che oggi mi hanno fatto pensare:
- "Se vuoi vincere, corri da solo. Se vuoi andare lontano, cammina insieme".
- "Oh sì, ho imparato molto dai miei errori, e sono certo che potrei ripeterli alla perfezione".
Da Il circolo chiuso di Jonathan Coe, Feltrinelli.
- "<Tutto il potere> disse un idiota ubriaco <tende inevitabilmente a corrompere, e il potere assoluto corrompe in modo assoluto>. Gli uomini astuti dovrebbero pensare con astuzia, e non ripetere un pensiero così debole, perchè di fatto il potere è corrotto dalla gente".
Jurij Andropov, capo del KGB (1967-1982). Citato sulla sovraccoperta del libro di Rayfield, Stalin e i suoi boia, Garzanti.
- Quest'ultima citazione l'ho letta stamattina mentre gironzolavo in libreria. Mi ha particolarmente colpito perchè, per una strana coincidenza (e io ADORO le coincidenze), fa coppia con quella che ho letto l'altro ieri sera in un altro libro:
- "Se il famoso aforisma di lord Acton <Il potere corrompe; il potere assoluto corrompe assolutamente> supera in un certo senso il caso di Napoleone, esso contiene comunque un elemento di verità".
D. G. Chandler, Le campagne di Napoleone, BUR.
- un'altra splendida coincidenza: il libro sui boia di Stalin aveva a fianco, sul banco della libreria, un libro su Napoleone (A. Pillepich, Napoleone e gli Italiani, Il Mulino).
- adesso mi metterò a spremere Google per vedere se l'idiota ubriaco di Andropov era davvero lord Acton. E chi era lord Acton? Voi non siete curiosi?
I gatti napoleonici sanno resistere a tutto tranne che alla curiosità.