Paris X.
Mercoledì

Ancora al Louvre, e come potrebbe essere altrimenti? Mi sono dedicato alle antichità orientali, cercando di capire qualcosa di tutte le popolazioni che hanno abitato quella parte di mondo che va dalla Siria all’Afghanistan: sumeri, babilonesi, medi, battriani, elamiti, moabiti, assiri, persiani… mi sono seduto in una sala, con alle spalle
“Prendiamo, per esempio, il giovane Giuseppe, il figlio di Giacobbe e dell’amabile Rachele, troppo presto partita verso occidente. Giuseppe, ai suoi tempi, quando Kurigalzu, il Cassita, signore delle quattro regioni, re di Sumer e di Akkad, sommamente gradito al cuore di Bel-Mardug, regnava a Babele, sovrano severo e fastoso, con una barba dai riccioli divisi con tanta arte da assomigliare a un reparto di ben addestrati scudieri; quando a Tebe, nella parte inferiore del paese, che Giuseppe soleva chiamare “Mízraim’” o anche “Keme, il nero”, la santità del Dio buono, detto “Amun-è-contento”, il terzo di questo nome, vero figlio del Sole, splendeva nell’orizzonte del suo palazzo all’estasi adorante dei figli della polvere; quando Assur cresceva per la forza dei suoi dèi, e sulla grande strada litoranea da Gaza fino ai valichi della montagna dei Cedri carovane reali andavano e venivano fra le corti del paese dei fiumi e quella di Faraone, recando, quali tributi di cortesia, carichi di lapislazzuli e di oro bollato; quando nelle città degli Amorrei, a BethSan, a Ajalon, a Ta’anek, a Urusalim, si adorava Astarte e a Sichem e a Beth-Lahama risuonava per sette giorni il lamento sul “Figlio Vero”, sul “Dilaniato”; e a Ghebal, la Città del Libro, veniva adorato El, il dio che non aveva bisogno né di culto né di templi […]".
Mi fa impazzire!
Ho comprato tre cartoline con il Sacre e altrettanti francobolli con la celebrazione del bicentenario di Austerlitz. Fuori c’era un tempo spettacolare, con una temperatura primaverile. Ho attraversato le Tuileries e mi sono fermato qualche minuto presso
Paris X.
Martedì

Ho dormito abbastanza bene; ne avevo bisogno. Il letto cigolava a ogni minimo movimento e a una certa ora è iniziata l’attività nella sala della colazione, a pochi passi dalla mia camera. Ho esagerato con i cornflakes e mangiato due delle tre briochine a cui avevo diritto. Sono entrato in metropolitana alla stazione Concorde. Dopo pochi minuti ho visto che la gente cominciava ad allontanarsi, invitata a uscire da un gendarme. Sono uscito anch’io e ho letto su un monitor che la polizia aveva trovato un pacco sospetto abbandonato, motivo per il quale la stazione veniva evacuata. Ho provato alla fermata Tuileries ma anche qui il treno non passava. Ho fatto alcune foto nel parco, senza sedermi come avrei voluto perché tutte le sedie erano bagnate: aveva piovigginato fino a qualche minuto prima. Mi sono soffermato sotto l’arco del Carrousel a osservare i rilievi che ricordano la vittoria di Austerlitz e mi sono accorto che non ci avevo mai prestato attenzione prima. A piedi sono arrivato fino a Saint Michel, dove sono entrato nella libreria vicina alla Sorbona per cercare la biografia di Dumas grand-père. Il commesso mi ha detto che è fuori commercio da tempo e allora ho comprato un volume di Tulard su Austerlitz. Passo all’internet point, dove c’è ancora la donna bionda e quindi evito di entrare. Prendo il metro e dopo qualche esitazione sulla direzione arrivo alla fermata Père Lachaise. Mi fermo in una brasserie per mangiare una quiche lorraine e bere une noisette. Alla radio cantava Umberto Tozzi: dan, dabadan, dabadan, babadan, bam, bam, bam, bam.…(Tu). Un ragazzo mi fa qualche domanda. Gli rispondo che non parlo francese e lui mi chiede il perché. In compenso è tanto buono il mio inglese che capisce che io vivo in Canada (io dicevo I come back). Dopo qualche frase chiude la conversazione con un lapidario: “è un bel paese il Canada”. Prima di entrare al Père Lachaise compro due miseri vasetti di viole da 1 euro ciascuno e un vasetto più grande da 2,20 €. Vado in cerca della tomba di Vivant-Denon, dove depongo il primo vasetto piccolo. Un uomo sta sistemando i fiori su quella di Chopin, coperta di mazzi e di vasi. Poco oltre riconosco quella di Petrucciani. Raggiungo la tomba di Monge, dove sistemo il vaso più grande, accanto a quanto resta di una composizione floreale vecchia di mesi se non di anni. Scatto alcune foto e poi mi sposto verso le sepolture “napoleoniche”: Kellerman, Ney, Murat (cenotafio, ovviamente), Massèna, prima di raggiungere il monumento di Victor Noir, dove deposito l’ultimo vasetto. In realtà la fiorista mi ha rifilato una piantina senza fiori che pare tanto basilico. Spero che Victor non se ne abbia a male e apprezzi comunque il mio gesto che significa simpatia e riconoscenza (la “leggenda” del tocco portafortuna ha funzionato). Cerco la tomba di Volney, ma non riesco a trovarla, probabilmente perché il tempo ne ha cancellato il nome sulla lapide, ormai indistinguibile da quelle che le sono vicine. Ritorno al monumento di Monge, dove leggo da una pagina che avevo stampato da internet la lettera che lo scienziato scrisse alla moglie il 25 ottobre (come oggi!) del 1798.
« Le 30 vendémiaire, il s’est fait ici une insurrection contre les Français. […] Nous avions perdu, dès le matin du premier jour, le général Dupuy, commandant la place du Caire, qu’a été assassiné d’un coup de pique. C’est un brave de moins. Nous avons aussi perdu le citoyen Sulkowsky, aide de camp du général en chef, jeune homme d’une grande expérience. Il était membre de l’Institut du Caire, il était brave militaire et philosophe éclairé. […] En voilà bien long, ma chère amie, et peut-être trop, mais il m’a semblé qu’il fallait cela pour te tranquilliser. Cette aventure m’a fait du bien. Depuis quelques jours je ne transpirais plus et je n’étais pas aussi bien portant que de coutume. Le mouvement qu’il nous a fallu faire pour éxécuter nous mêmes nos retranchements en terre a rétabli chez moi le cours de la transpiration, et je suis aussi gai et aussi vif qu’à l’âge de trente ans. Ainsi j’espère qu’à mon retour tu ne me trouvera pas aussi vieilli que tu t’y attends, et que ma bonne soeur sera encore toute fière d’avoir un beau frère qui, pour un grand père, ne sera pas encore décrépit. Adieu, ma chère amie; mille caresses à nos enfants, à nos gendres, à nos frères et soeurs et compte sur le tendre attachement de ton bon ami. »
Chi mi vede deve domandarsi cosa faccia un bel ragazzo appoggiato alla ringhiera di quello strano monumento egizio, con in mano un foglio che attira la sua attenzione. Mando un sms a MM che mi chiede di salutarle Desaix (ma credo che non sappia chi sia, in realtà). Le faccio presente che l’eroe di Marengo è sepolto al San Bernardo…Registro nella mente il fatto che in quasi sedici anni non abbia mai deposto fiori sulla tomba della mamma, mentre oggi sono qui a portare dei vasetti sul monumento di tre illustri uomini a me sconosciuti. Servendomi del mio miserrimo francese e soprattutto della piantina del cimitero spiego a una donna il percorso per arrivare alla tomba di Simone Signoret e poi ritorno da Vivant-Denon prima di uscire. A Concorde do un’occhiata alla piazza e poi salgo entro nella libreria inglese WH Smith. Avevo intenzione di comprare un saggio sulla città di Salonicco, esposto in vetrina, ma il “cambio” 9 sterline = 17 euro mi è parso esagerato. Ho preso quindi nota di questo e di un altro paio di titoli con l’intenzione di comprarli a Londra. I miei freni inibitori hanno però ceduto di schianto quando ho visto la copertina giallo-nera (inconfondibile) di Napoleon for dummies. Sembrano abbattuti da una carica della cavalleria di Murat: non c’è scampo. Sorrido e mi prendo il volume in mano. Il prezzo non è esorbitante – passa comunque i 27 euro – e così il libro diventa mio. Sorrido ancora quando arrivo alla cassa, ma la commessa è imperturbabile. Salgo in camera e faccio il bagno. Devo aver preso freddo perché mi sento scosso dai brividi e m’infilo sotto le coperte per dormire una mezz’oretta. Al risveglio sto bene e riesco a lavorare un po’. Leggo nell’introduzione che l’autore cerca da anni di spiegare alla moglie che Napoleone è dappertutto e lei comincia a credergli. "He’s (sc.: Napoleon) everywhere!”, esattamente quello che pensavo ieri. Ceno in un ristorante italiano dalle parti del Louvre. Il cameriere che mi serve – da quello che ho capito – è marocchino e parla numerose lingue, compreso l’italiano. Poco dopo il mio arrivo entra una bella ragazza di colore. Spero che si sieda vicino a me e invece si va a mettere alle mie spalle. Ordino penne gratinate e un’entrecote ben cotta. Il cameriere mi chiede in quale ordine preferisca mangiarle (!). Verso la fine della cena altri due uomini single si siedono nella mia fila con il risultato che siamo in quattro seduti uno accanto all’altro: mi pare di essere al cinema. Mi passa per la mente che la ragazza dietro di noi sogghigni a vederci così disposti. Se il progetto a cui sto lavorando diventa realtà, devo abituarmi all’idea di mangiare spesso da solo e superare l’imbarazzo che provo ora. Prima di tornare in albergo arrivo fino alla Pyramide. Mi siedo in punta di una vasca – senz’acqua.
Paris X.
Lunedì.
Ieri sera ho finito di lavorare alle 22.00. Temevo di fare notte e invece sono riuscito a contenermi entro un orario decente. Ho dormito relativamente bene e sono stato svegliato dal bip angosciante della sveglia alle quattro e mezza. In strada c’era il babbo ad attendermi. Alle cinque e un quarto ero all’aeroporto di Orio, dove ho preso un caffé e una brioche, spendendo 1,80 €. La cassiera mi ha dato solo venti centesimi di resto di una banconota di 5 euro e io sono rimasto un po’ dubbioso se farle presente l’errore oppure starmene zitto. Alla fine ho trovato un po’ di coraggio (mi giravano le balle a cominciare il viaggio con una fregatura) e mi sono fatto dare i rimanenti 3 euro. Ho comprato El Pais, acquisto che fa tanto vacanza (è un must dell’isola). Sul bus che porta all’aereo un ragazzo chiede all’autista “Beauvais?” e un secondo “Questo va a Parigi?”, domande che si sentono soltanto alle sei di mattina. Intanto pompa nelle cuffiette Big in Japan dei Guano Apes. Si muove il bus e parte Rotolando verso sud dei Negrita, mentre una nebbia della madonna è stesa come un panno su tutto l’aeroporto. Decolliamo alle 6.42 GMT (GattoMaldestro Time, due minuti in ritardo rispetto al più noto CET). A bordo leggo un articolo di Zucconi sui “tecno Fracchia del XXI secolo”. Mi ritrovo abbastanza nel ritratto che ne fa. “Tutti geni e contemporaneamente tutti idioti, siamo costretti a vivere come il Napoleone che riusciva insieme a leggere, a scrivere e a dettare lettere, ma purtroppo senza essere Napoleone, nel viluppo di computer, televisori, cellulare, Blackberry, …”. Napo is everywhere! Atterriamo alle 8.06.
In attesa di ritirare il bagaglio guardo il cane della gendarmeria che fa lo slalom tra i passeggeri, in cerca di droga o di esplosivo. Improvvisamente salta addosso a un uomo che era seduto nella mia fila sull’aereo. Un poliziotto gli si avvicina e lo invita ad aprire il bagaglio per un’ispezione. Fuori scopro che il biglietto del pullman è aumentato, passando a 13 euro (26 euro andata / ritorno, con un risparmio netto di zero centesimi: Vive la France!). L’autista invita tutti ad allacciare le cinture. Pioviggina mentre ci allontaniamo da Beauvais. Ascolto Blitzkriegbop cantata dal vivo dai Green Day. Mi sembra di passare buona parte della mia vita su questo bus (e l’impressione mi sorge spontanea ogni volta che lo prendo). In vista di Porte Maillot, sul lungo Senna, ascolto La Casilina: “è un bordello attraversà sta città, dall’altra parte di Roma devo andà…” e invece il traffico parigino scorre fluido. Alle dieci e un quarto sono in camera. L’hotel Residence Concorde è un tre stelle più che dignitoso, a venti metri dall’uscita della metropolitana e dalle Tuileries. Ho un letto doppio (una piazza e mezza) e la vasca al posto della doccia. Le finestre danno sul cortiletto interno. Nella borsa da bagno MM ha messo i dischi per struccarsi e la forbicina, ma ha dimenticato il dentifricio! Mannaggia…
Uscendo dall’hotel quasi m’ammazzo, scivolando sul pavimento marmoreo della portineria. Mi salvo con una posa plastica degna del Discobolo di Mirone.
Al Louvre c’è la coda fuori e la coda dentro. Le salto entrambe grazie alla carta Ami du Louvre. Prendo un muffin e un caffè in uno dei punti ristoro sotto
Pranzo al bar sotto la Pyramide, con una baguette jambon et emmenthal e jus d’orange: 8,20 €. Proseguo la visita nel settore dell’antico oriente, dopo aver comprato due libri di Stefan Zweig, la biografia di Fouché e un testo teatrale sulla storia d’amore tra Bonaparte e Pauline Fourès in Egitto. Comincio a sentire la stanchezza, quindi decido di salire per vedere il Sacre e poi di uscire. Quanto è grande! Tutte le volte resto stupito per le dimensioni colossali della tela : i personaggi sono rappresentati in scala 1:1.
All’uscita vado al solito internet point vicino a Notre Dame. Questa volta c’è una donna bionda che non ho mai visto. Controllo la posta: niente di particolare. Per pagare do la tessera a scalare, ma lei mi dice che è scaduta nel 2003! Cerco di protestare, ma il nervoso e l’impossibilità di esprimermi liberamente mi fanno desistere quasi subito. Pago 2,50 euro ed esco incazzato, con il proposito di ritornare quando ci saranno i due libanesi che conosco. In hotel mangio una fetta della torta che C. aveva portato come dessert per la cena di lavoro a casa mia e poi faccio il bagno.
Vado a cenare a L’Imperial, su Rue de Rivoli. L’ho scelto per il nome e per il disegno di Napo sul menu. Posso dirmi soddisfatto: tortina al formaggio, entrecote con patatine, torta alle mele e caffé: 36,50 €. Insieme al caffé la cameriere mi porta una mini madeleine. Appena la vedo mi torna alla mente quella volta che andai alla Malmaison, trovandola chiusa. Avevo una fame nera e per fortuna trovai un distributore automatico che vendeva brioche madeleine. Furono la mia salvezza. Una troupe piuttosto numerosa occupava metà del locale. Non sono riuscito a capire cosa dovessero girare, probabilmente uno spot pubblicitario. Alle undici sono al lavoro sul letto con il mio fido portatile sulle gambe. Mi pare d’essere Harrison Ford in Le verità nascoste
En vérité, en vérité, je vous le dis, si le grain de blé qui est tombé en terre ne meurt, il reste seul ; mai s’il meurt, il porte beaucoup de fruit. (Jean 12:24)
TRAFALGAR!
"England expects that every man will do his duty": fu il segnale che l'Ammiraglio Horatio Nelson lanciò dal ponte della Victory alle 11.15 del 21 ottobre 1805, nelle acque di Cabo Trafalgar. Poche ore dopo, avuta la conferma della vittoria sulla flotta franco-spagnola, spirò tra il compianto dei suoi ufficiali, ferito a morte da un proiettile francese.
"La Victory e la Redoutable erano così vicine che Lucas temette che potessero abbordarlo. Non era necessaria una mira particolarmente buona per centrare un ammiraglio tappezzato di stelle a cinquanta piedi, e alle 13.15 Nelson fu colpito dall'alto". (T. Coleman, Nelson. L'uomo che sconfisse Napoleone, Mondadori 2003, p. 314).
Per celebrare il bicentenario della battaglia di Trafalgar oggi indosso la t-shirt omonima e posto alcune foto in tema.
