domenica, 30 ottobre 2005, ore 23:57

Paris X.

Mercoledì

barchetta

Ancora al Louvre, e come potrebbe essere altrimenti? Mi sono dedicato alle antichità orientali, cercando di capire qualcosa di tutte le popolazioni che hanno abitato quella parte di mondo che va dalla Siria all’Afghanistan: sumeri, babilonesi, medi, battriani, elamiti, moabiti, assiri, persiani… mi sono seduto in una sala, con alle spalle la Cour Puget. Ho tolto dallo zaino un foglietto stampato da internet con le prime due pagine de Giuseppe e i suoi fratelli di Thomas Mann, le mie preferite (per essere sincero, devo ancora finirlo tutto…) e mi sono messo ad assaporare questo periodo:

“Prendiamo, per esempio, il giovane Giuseppe, il figlio di Giacobbe e dell’amabile Rachele, troppo presto partita verso occidente.  Giuseppe, ai suoi tempi, quando Kurigalzu, il Cassita, signore delle quattro regioni, re di Sumer e di Akkad, sommamente gradito al cuore di Bel-Mardug, regnava a Babele, sovrano severo e fastoso, con una barba dai riccioli divisi con tanta arte da assomigliare a un reparto di ben addestrati scudieri; quando a Tebe, nella parte inferiore del paese, che Giuseppe soleva chiamare “Mízraim’” o anche “Keme, il nero”, la santità del Dio buono, detto “Amun-è-contento”, il terzo di questo nome, vero figlio del Sole, splendeva nell’orizzonte del suo palazzo all’estasi adorante dei figli della polvere; quando Assur cresceva per la forza dei suoi dèi, e sulla grande strada litoranea da Gaza fino ai valichi della montagna dei Cedri carovane reali andavano e venivano fra le corti del paese dei fiumi e quella di Faraone, recando, quali tributi di cortesia, carichi di lapislazzuli e di oro bollato; quando nelle città degli Amorrei, a BethSan, a Ajalon, a Ta’anek, a Urusalim, si adorava Astarte e a Sichem e a Beth-Lahama risuonava per sette giorni il lamento sul “Figlio Vero”, sul “Dilaniato”; e a Ghebal, la Città del Libro, veniva adorato El, il dio che non aveva bisogno né di culto né di templi […]".

Mi fa impazzire!

Ho comprato tre cartoline con il Sacre e altrettanti francobolli con la celebrazione del bicentenario di Austerlitz. Fuori c’era un tempo spettacolare, con una temperatura primaverile. Ho attraversato le Tuileries e mi sono fermato qualche minuto presso la fontana. I bambini giocavano a spingere le barchette a vela, mentre gli adulti si riposavano sulle sedie di ferro e prendevano gli ultimi raggi di sole dell’anno. Io guardavo una bionda dalle gambe chilometriche, generosamente in vista sotto una gonna corta. Mi spiaceva andarmene (e non solo per la bionda), ma il tempo che avevo a disposizione si stava esaurendo. Sono tornato in hotel a prendere i bagagli e poi ho preso il metro fino a Porte Maillot. Ad aspettare il bus per l’aeroporto c’era una ragazzina con la cresta color bronzo e argento. Ho pensato ad Halloween, ma dai discorsi che facevano alcune donne ho saputo che era stata a EuroDisney. Meno male che hanno inventato i parchi di divertimento, ma c’è ancora troppa gente al Louvre. Io sono un amico geloso. Sull’aereo gli stewart, quasi tutti maschi, avevano voglia di fare gli scemi.

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venerdì, 28 ottobre 2005, ore 13:58

Paris X.

Martedì

fiori x Monge

 

Ho dormito abbastanza bene; ne avevo bisogno. Il letto cigolava a ogni minimo movimento e a una certa ora è iniziata l’attività nella sala della colazione, a pochi passi dalla mia camera. Ho esagerato con i cornflakes e mangiato due delle tre briochine a cui avevo diritto. Sono entrato in metropolitana alla stazione Concorde. Dopo pochi minuti ho visto che la gente cominciava ad allontanarsi, invitata a uscire da un gendarme. Sono uscito anch’io e ho letto su un monitor che la polizia aveva trovato un pacco sospetto abbandonato, motivo per il quale la stazione veniva evacuata. Ho provato alla fermata Tuileries ma anche qui il treno non passava. Ho fatto alcune foto nel parco, senza sedermi come avrei voluto perché tutte le sedie erano bagnate: aveva piovigginato fino a qualche minuto prima. Mi sono soffermato sotto l’arco del Carrousel a osservare i rilievi che ricordano la vittoria di Austerlitz e mi sono accorto che non ci avevo mai prestato attenzione prima. A piedi sono arrivato fino a Saint Michel, dove sono entrato nella libreria vicina alla Sorbona per cercare la biografia di Dumas grand-père. Il commesso mi ha detto che è fuori commercio da tempo e allora ho comprato un volume di Tulard su Austerlitz. Passo all’internet point, dove c’è ancora la donna bionda e quindi evito di entrare. Prendo il metro e dopo qualche esitazione sulla direzione arrivo alla fermata Père Lachaise. Mi fermo in una brasserie per mangiare una quiche lorraine e bere une noisette. Alla radio cantava Umberto Tozzi: dan, dabadan, dabadan, babadan, bam, bam, bam, bam.…(Tu). Un ragazzo mi fa qualche domanda. Gli rispondo che non parlo francese e lui mi chiede il perché. In compenso è tanto buono il mio inglese che capisce che io vivo in Canada (io dicevo I come back). Dopo qualche frase chiude la conversazione con un lapidario: “è un bel paese il Canada”. Prima di entrare al Père Lachaise compro due miseri vasetti di viole da 1 euro ciascuno e un vasetto più grande da 2,20 €. Vado in cerca della tomba di Vivant-Denon, dove depongo il primo vasetto piccolo. Un uomo sta sistemando i fiori su quella di Chopin, coperta di mazzi e di vasi. Poco oltre riconosco quella di Petrucciani. Raggiungo la tomba di Monge, dove sistemo il vaso più grande, accanto a quanto resta di una composizione floreale vecchia di mesi se non di anni. Scatto alcune foto e poi mi sposto verso le sepolture “napoleoniche”: Kellerman, Ney, Murat (cenotafio, ovviamente), Massèna, prima di raggiungere il monumento di Victor Noir, dove deposito l’ultimo vasetto. In realtà la fiorista mi ha rifilato una piantina senza fiori che pare tanto basilico. Spero che Victor non se ne abbia a male e apprezzi comunque il mio gesto che significa simpatia e riconoscenza (la “leggenda” del tocco portafortuna ha funzionato). Cerco la tomba di Volney, ma non riesco a trovarla, probabilmente perché il tempo ne ha cancellato il nome sulla lapide, ormai indistinguibile da quelle che le sono vicine. Ritorno al monumento di Monge, dove leggo da una pagina che avevo stampato da internet la lettera che lo scienziato scrisse alla moglie il 25 ottobre (come oggi!) del 1798.  

« Le 30 vendémiaire, il s’est fait ici une insurrection contre les Français. […] Nous avions perdu, dès le matin du premier jour, le général Dupuy, commandant la place du Caire, qu’a été assassiné d’un coup de pique. C’est un brave de moins. Nous avons aussi perdu le citoyen Sulkowsky, aide de camp du général en chef, jeune homme d’une grande expérience. Il était membre de l’Institut du Caire, il était brave militaire et philosophe éclairé. […] En voilà bien long, ma chère amie, et peut-être trop, mais il m’a semblé qu’il fallait cela pour te tranquilliser. Cette aventure m’a fait du bien. Depuis quelques jours je ne transpirais plus et je n’étais pas aussi bien portant que de coutume. Le mouvement qu’il nous a fallu faire pour éxécuter nous mêmes nos retranchements en terre a rétabli chez moi le cours de la transpiration, et je suis aussi gai et aussi vif qu’à l’âge de trente ans. Ainsi j’espère qu’à mon retour tu ne me trouvera pas aussi vieilli que tu t’y attends, et que ma bonne soeur sera encore toute fière d’avoir un beau frère qui, pour un grand père, ne sera pas encore décrépit. Adieu, ma chère amie; mille caresses à nos enfants, à nos gendres, à nos frères et soeurs et compte sur le tendre attachement de ton bon ami. »

Chi mi vede deve domandarsi cosa faccia un bel ragazzo appoggiato alla ringhiera di quello strano monumento egizio, con in mano un foglio che attira la sua attenzione. Mando un sms a MM che mi chiede di salutarle Desaix (ma credo che non sappia chi sia, in realtà). Le faccio presente che l’eroe di Marengo è sepolto al San Bernardo…Registro nella mente il fatto che in quasi sedici anni non abbia mai deposto fiori sulla tomba della mamma, mentre oggi sono qui a portare dei vasetti sul monumento di tre illustri uomini a me sconosciuti. Servendomi del mio miserrimo francese e soprattutto della piantina del cimitero spiego a una donna il percorso per arrivare alla tomba di Simone Signoret e poi ritorno da Vivant-Denon prima di uscire. A Concorde do un’occhiata alla piazza e poi salgo entro nella libreria inglese WH Smith. Avevo intenzione di comprare un saggio sulla città di Salonicco, esposto in vetrina, ma il “cambio” 9 sterline = 17 euro mi è parso esagerato. Ho preso quindi nota di questo e di un altro paio di titoli con l’intenzione di comprarli a Londra. I miei freni inibitori hanno però ceduto di schianto quando ho visto la copertina giallo-nera (inconfondibile) di Napoleon for dummies. Sembrano abbattuti da una carica della cavalleria di Murat: non c’è scampo. Sorrido e mi prendo il volume in mano. Il prezzo non è esorbitante – passa comunque i 27 euro – e così il libro diventa mio. Sorrido ancora quando arrivo alla cassa, ma la commessa è imperturbabile. Salgo in camera e faccio il bagno. Devo aver preso freddo perché mi sento scosso dai brividi e m’infilo sotto le coperte per dormire una mezz’oretta. Al risveglio sto bene e riesco a lavorare un po’. Leggo nell’introduzione che l’autore cerca da anni di spiegare alla moglie che Napoleone è dappertutto e lei comincia a credergli. "He’s (sc.: Napoleon) everywhere!”, esattamente quello che pensavo ieri. Ceno in un ristorante italiano dalle parti del Louvre. Il cameriere che mi serve – da quello che ho capito – è marocchino e parla numerose lingue, compreso l’italiano. Poco dopo il mio arrivo entra una bella ragazza di colore. Spero che si sieda vicino a me e invece si va a mettere alle mie spalle. Ordino penne gratinate e un’entrecote ben cotta. Il cameriere mi chiede in quale ordine preferisca mangiarle (!). Verso la fine della cena altri due uomini single si siedono nella mia fila con il risultato che siamo in quattro seduti uno accanto all’altro: mi pare di essere al cinema. Mi passa per la mente che la ragazza dietro di noi sogghigni a vederci così disposti. Se il progetto a cui sto lavorando diventa realtà, devo abituarmi all’idea di mangiare spesso da solo e superare l’imbarazzo che provo ora. Prima di tornare in albergo arrivo fino alla Pyramide. Mi siedo in punta di una vasca – senz’acqua. La Tour Eiffel emana un raggio di luce che rade il cielo di Parigi in senso antiorario. Sono affascinato dalla piramide illuminata, mentre l’arco del Carrousel attira la mia attenzione perché testimonia la gloria d’Austerlitz.

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giovedì, 27 ottobre 2005, ore 12:14

Paris X.

Lunedì.

Ieri sera ho finito di lavorare alle 22.00. Temevo di fare notte e invece sono riuscito a contenermi entro un orario decente. Ho dormito relativamente bene e sono stato svegliato dal bip angosciante della sveglia alle quattro e mezza. In strada c’era il babbo ad attendermi. Alle cinque e un quarto ero all’aeroporto di Orio, dove ho preso un caffé e una brioche, spendendo 1,80 €. La cassiera mi ha dato solo venti centesimi di resto di una banconota di 5 euro e io sono rimasto un po’ dubbioso se farle presente l’errore oppure starmene zitto. Alla fine ho trovato un po’ di coraggio (mi giravano le balle a cominciare il viaggio con una fregatura) e mi sono fatto dare i rimanenti 3 euro. Ho comprato El Pais, acquisto che fa tanto vacanza (è un must dell’isola). Sul bus che porta all’aereo un ragazzo chiede all’autista “Beauvais?” e un secondo “Questo va a Parigi?”, domande che si sentono soltanto alle sei di mattina. Intanto pompa nelle cuffiette Big in Japan dei Guano Apes. Si muove il bus e parte Rotolando verso sud dei Negrita, mentre una nebbia della madonna è stesa come un panno su tutto l’aeroporto. Decolliamo alle 6.42 GMT (GattoMaldestro Time, due minuti in ritardo rispetto al più noto CET). A bordo leggo un articolo di Zucconi sui “tecno Fracchia del XXI secolo”. Mi ritrovo abbastanza nel ritratto che ne fa. “Tutti geni e contemporaneamente tutti idioti, siamo costretti a vivere come il Napoleone che riusciva insieme a leggere, a scrivere e a dettare lettere, ma purtroppo senza essere Napoleone, nel viluppo di computer, televisori, cellulare, Blackberry, …”. Napo is everywhere! Atterriamo alle 8.06.

In attesa di ritirare il bagaglio guardo il cane della gendarmeria che fa lo slalom tra i passeggeri, in cerca di droga o di esplosivo. Improvvisamente salta addosso a un uomo che era seduto nella mia fila sull’aereo. Un poliziotto gli si avvicina e lo invita ad aprire il bagaglio per un’ispezione. Fuori scopro che il biglietto del pullman è aumentato, passando a 13 euro (26 euro andata / ritorno, con un risparmio netto di zero centesimi: Vive la France!). L’autista invita tutti ad allacciare le cinture. Pioviggina mentre ci allontaniamo da Beauvais. Ascolto Blitzkriegbop cantata dal vivo dai Green Day. Mi sembra di passare buona parte della mia vita su questo bus (e l’impressione mi sorge spontanea ogni volta che lo prendo). In vista di Porte Maillot, sul lungo Senna, ascolto La Casilina: “è un bordello attraversà sta città, dall’altra parte di Roma devo andà…” e invece il traffico parigino scorre fluido. Alle dieci e un quarto sono in camera. L’hotel Residence Concorde è un tre stelle più che dignitoso, a venti metri dall’uscita della metropolitana e dalle Tuileries. Ho un letto doppio (una piazza e mezza) e la vasca al posto della doccia. Le finestre danno sul cortiletto interno. Nella borsa da bagno MM ha messo i dischi per struccarsi e la forbicina, ma ha dimenticato il dentifricio! Mannaggia…

Uscendo dall’hotel quasi m’ammazzo, scivolando sul pavimento marmoreo della portineria. Mi salvo con una posa plastica degna del Discobolo di Mirone.

Al Louvre c’è la coda fuori e la coda dentro. Le salto entrambe grazie alla carta Ami du Louvre. Prendo un muffin e un caffè in uno dei punti ristoro sotto la Pyramide. Al tavolino accanto una ragazza beve qualcosa insieme al suo bimbo e a sua mamma. Dai jeans spunta un triangolino rosso che le mie scarse reminescenze scolastiche mi fanno definire equilatero, di circa 4 centimetri per lato. Incredibilmente – per me – alle 11.20 c’è già qualcuno che esce. Il mio percorso, come al solito, inizia dall’ingresso Denon. Parigi è come l’occhio, il Louvre è la pupilla e la Salle du Manège ne è l’iride. È sicuramente una delle mie sale preferite, ricca com’è di marmi colorati. Una ragazza è seduta per terra a disegnare la statua di Antinoo, alle sue spalle sta mesto il prigioniero dace in breccia verde. Io invece mi siedo sotto il busto di Tiberio, proveniente dalla collezione Albani, ma il suo sguardo è rivolto verso il muro, a sinistra. Madonna come amo essere qui, al Louvre! Tutti i pensieri e le preoccupazioni per un momento svaniscono. Provo solo una grande serenità, mista a una forte eccitazione intellettuale. Sperimento a ogni occhiata che poso, la mia ignoranza senza fondo e mi si sprigiona dentro un desiderio di sapere. Cosa conosco della collezione Albani? Nulla! Dei viaggi di Adriano, delle guerre di Traiano, dell’arte ai tempi di Tiberio, della provenienza di tutti questi porfidi splendenti?! Devo imparare, approfondire, colmare almeno in parte questo oceano d’ignoranza.  

Pranzo al bar sotto la Pyramide, con una baguette jambon et emmenthal e jus d’orange: 8,20 €. Proseguo la visita nel settore dell’antico oriente, dopo aver comprato due libri di Stefan Zweig, la biografia di Fouché e un testo teatrale sulla storia d’amore tra Bonaparte e Pauline Fourès in Egitto. Comincio a sentire la stanchezza, quindi decido di salire per vedere il Sacre e poi di uscire. Quanto è grande! Tutte le volte resto stupito per le dimensioni colossali della tela : i personaggi sono rappresentati in scala 1:1.

All’uscita vado al solito internet point vicino a Notre Dame. Questa volta c’è una donna bionda che non ho mai visto. Controllo la posta: niente di particolare. Per pagare do la tessera a scalare, ma lei mi dice che è scaduta nel 2003! Cerco di protestare, ma il nervoso e l’impossibilità di esprimermi liberamente mi fanno desistere quasi subito. Pago 2,50 euro ed esco incazzato, con il proposito di ritornare quando ci saranno i due libanesi che conosco. In hotel mangio una fetta della torta che C. aveva portato come dessert per la cena di lavoro a casa mia e poi faccio il bagno.

Vado a cenare a L’Imperial, su Rue de Rivoli. L’ho scelto per il nome e per il disegno di Napo sul menu. Posso dirmi soddisfatto: tortina al formaggio, entrecote con patatine, torta alle mele e caffé: 36,50 €. Insieme al caffé la cameriere mi porta una mini madeleine. Appena la vedo mi torna alla mente quella volta che andai alla Malmaison, trovandola chiusa. Avevo una fame nera e per fortuna trovai un distributore automatico che vendeva brioche madeleine. Furono la mia salvezza. Una troupe piuttosto numerosa occupava metà del locale. Non sono riuscito a capire cosa dovessero girare, probabilmente uno spot pubblicitario. Alle undici sono al lavoro sul letto con il mio fido portatile sulle gambe. Mi pare d’essere Harrison Ford in Le verità nascoste , ma al mio fianco non c’è Michelle Pfeiffer (e comunque preferirei Monica Bellucci). Prima di spegnere la luce prendo in mano il Nuovo Testamento multilingue che c’è sul comodino e leggo alcuni passi da Giovanni:   

En vérité, en vérité, je vous le dis, si le grain de blé qui est tombé en terre ne meurt, il reste seul ; mai s’il meurt, il porte beaucoup de fruit. (Jean 12:24)

buonaparte
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domenica, 23 ottobre 2005, ore 12:50

Umorismo involontario.

Scrive Marx ne Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte: "Hegel nota in un passo delle sue opere che tutti i grandi fatti e i grandi personaggi della storia universale si presentano per, così dire, due volte. Ha dimenticato di aggiungere la prima volta come tragedia, la seconda volta come farsa". Nel loro piccolo, i personaggi della politica italiana si limitano alla farsa. L'ennesima prova è stata l'ultimo congresso socialista (dove gli aggettivi "ultimo" e "socialista" sarebbero da ponderare con estrema attenzione).
Ecco il titolo di Repubblica online:

Psi, al Palafiera è di nuovo rissa. E De Michelis: "Chiamo la polizia"

Pare uno dei titoli del vecchio e sempre rimpianto Cuore.
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venerdì, 21 ottobre 2005, ore 10:04

TRAFALGAR!

"England expects that every man will do his duty": fu il segnale che l'Ammiraglio Horatio Nelson lanciò dal ponte della Victory alle 11.15 del 21 ottobre 1805, nelle acque di Cabo Trafalgar. Poche ore dopo, avuta la conferma della vittoria sulla flotta franco-spagnola, spirò tra il compianto dei suoi ufficiali, ferito a morte da un proiettile francese.

"La Victory e la Redoutable erano così vicine che Lucas temette che potessero abbordarlo. Non era necessaria una mira particolarmente buona per centrare un ammiraglio tappezzato di stelle a cinquanta piedi, e alle 13.15 Nelson fu colpito dall'alto". (T. Coleman, Nelson. L'uomo che sconfisse Napoleone, Mondadori 2003, p. 314).

Per celebrare il bicentenario della battaglia di Trafalgar oggi indosso la t-shirt omonima e posto alcune foto in tema.

fiore   targa  Nelson Nelson sotto la neve 

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giovedì, 20 ottobre 2005, ore 23:33

La Repubblica di Celentano.

Capisco che il ritorno in TV del Molleggiato sia (per qualcuno, o per molti, certo non per me) un avvenimento di portata storica o epica o cosmica, a seconda del grado di coinvolgimento degli interessati. Quello che non comprendo, invece, è il motivo per il quale Repubblica online stia moltiplicando gli aggiornamenti sulla trasmissione di questa sera, forse tuttora in corso, mi pare di capire.
Una notizia come la seguente:
Roma, 23:25 CELENTANO: IMMAGINI TRASH DI "ISOLA DEI FAMOSI" E "LA TALPA"

meriterebbe di vincere il primo premio al concorso ECHISSENEFREGA!
buonaparte
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giovedì, 20 ottobre 2005, ore 00:00

Weltgeist zu Pferde.



Hegel credette di riconoscere lo spirito del mondo a cavallo, quando scorse dalla sua finestra Napoleone che attraversava le strade di Jena. Era il 13 ottobre 1806, cioè quasi duecento anni fa. Nel mio piccolo, oggi ho visto la mia maestra delle elementari alla guida della sua Uno grigia. Questa visione mi ha fatto tornare in mente Napoleone, così come la lettura di questa notizia sul sito online di Repubblica

Arabia Saudita, donne al volante presto la patente anche per loro

mi ha riportato alla mente la mia maestra sulla Uno. E il cerchio si chiude.
buonaparte
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mercoledì, 19 ottobre 2005, ore 15:26

Viva la RAI.
Ci si lamenta spesso (molte volte a ragione) del servizio radiotelevisivo pubblico, ovvero di mamma RAI. Fa però piacere, confesso, ricevere la telefonata di una cortese segretaria che conferma quanto mi ha scritto il suo capo: S.V.
Sì: sarà mio ospite, insieme al professor A.B. e allo scrittore e giornalista E.F. (almeno spero, per quanto riguarda quest'ultimo). Ne sono lusingato.
Pare che le cose comincino a muoversi nella giusta direzione. Certo, c'è ancora molto da fare, ma non posso reprimere quel senso di soddisfazione che sento adesso. Ho mangiato tanta merda in passato e altra dovrò ancora mangiarne in futuro, ma il cuoco comincia a variare il menù (che qui ho la libertà di scrivere con l'accento).
buonaparte
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lunedì, 17 ottobre 2005, ore 13:27

Ricordi d'infanzia (ovvero: delle primarie taroccate).
Quando ero giovane avevo un compagno di classe che leggeva Bebopalula di Red Ronnie (personaggio che non ho mai apprezzato granché, ma qui non c'interessa). Ricordo che su un numero c'era un modulo per partecipare a un sondaggio, organizzato per rispondere alle critiche di un lettore che faceva Badino di cognome. I lettori erano invitati a giudicare se Badino avesse o meno ragione, apponendo una croce su una delle tre caselle disponibili, che riproduco qui di seguito:
□ sì
□ no
badinomavaffanculo.
Mi è tornata in mente questa cosa ieri sera, quando, al seggio mi hanno fornito una scheda con prestampata la terza casella già segnata con la croce. Al posto del nome di Badino c'era però quello di Mastella. Dopo un attimo di disorientamento sono uscito dalla cabina e ho chiesto un'altra decina di schede, preso dall'entusiasmo. Mi hanno però spiegato che così facendo avrei privato del legittimo piacere altri elettori. Devo quindi aspettare le secondarie.
buonaparte
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venerdì, 14 ottobre 2005, ore 12:25

Une folle journée (una giornata fuori dal comune).

Ieri è stata una giornata molto particolare, decisamente intensa. Ho camminato per via Monte Napoleone (e dove altro, sennò?!). Mi hanno regalato un lettore Mp3 da un Gigabyte. Ho visto una ragazza con una minigonna talmente corta che sembrava un reggiseno (in compenso calzava scarponcini scamosciati come se passeggiasse per le vie di Madonna di Campiglio e non all'ombra della Madunina). Un edicolante arabo mi ha augurato una buona giornata. Ho fatto spese folli. Ho comprato il CD di Battiato, L'imboscata: numero tre perchè mi mancava, numero due perchè era in offerta a 10 euri, numero uno perchè in copertina c'è Napoleone alla battaglia delle Piramidi. Non ci avevo mai fatto caso, prima!

 

Ho scritto a S. V. e a A. B. e quest'ultimo mi ha risposto, dicendosi interessato al progetto. Ho finalmente parlato a quattrocchi con Mimì Ayuara, non di quello che è successo ma di quello che potrà succedere. Qui la ringrazio. Ho strapazzato l'Avversario infliggendogli un severo 8 a 2, nella prima partita della stagione autunno/inverno. Sono salito due volte di seguito, a gattoni, sul tavolo di ping pong per baciare la rete sulla quale aveva camminato in bilico la pallina prima di cadere nel campo avversario. Due volte di seguito...!
Sarebbe stata una giornata perfetta se fosse uscito il mio numero al lotto, ma Personaggio Letterario sta prendendosela comoda. Molto comoda. Ma io vado avanti comunque. E già intravedo l'Elba.
buonaparte
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