giovedì, 24 agosto 2006, ore 09:14

Si sta come d'autunno a Milano gl'impiegati.

Non ci sono più le mezze stagioni e i milanesi (o surrogati, come i brianzoli come me) tornano in città ogni anno più precocemente. Le tangenziali sono già trafficatissime. Il clima, poi, pare già annunciare il lungo, sconsolante, autunno lombardo.

Per fortuna devo ancora andare in ferie.

buonaparte
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mercoledì, 16 agosto 2006, ore 17:55

Il cacciavite, i fiammiferi e la vasella (post post-ferragostano).

vasella

Sarà il crollo delle grandi ideologie, sarà il fallimento del riformismo, sarà il clima torrido d'agosto (da sempre causa scatenante delle peggiori efferatezze), sarà che la gggente si droga (e con pessime sostanze), ma davvero se ne leggono di tutti i colori (e dolori). Ecco l'ultima dal sito di Repubblica:

Passeggeri turbolenti ad alta quota: aereo devia e atterra a Boston.

"A quanto pare, la causa del cambio di rotta sarebbe il comportamento definito "turbolento" di una donna, forse colta da un attacco di panico. L'esatta dinamica degli avvenimenti però non è ancora chiara e ci sono varie versioni dell'accaduto. Secondo alcuni, la donna avrebbe avuto con sé un cacciavite, fiammiferi, appunti in arabo su Al Qaeda e vasellina".
Va bene gli appunti, ma i fiammiferi, il cacciavite e soprattutto la vasella? Progettava di ferire il pilota a colpi di cacciavite, di dargli fuoco o di metterglielo nell'analogo (per dirla con Pozzetto)?
Non si può più viaggiare sicuri. Mi riprometto di non sfottere più quelli che volano con un doppio cambio di mutande addosso (della serie: se mi smarriscono il bagaglio...).
buonaparte
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lunedì, 14 agosto 2006, ore 10:44

Auto-Gol.

(dal sito del Corriere)

Dalla settimana scorsa Ehud Gol non è più l'ambasciatore d'Israele in Italia. Qualcuno potrebbe subito commentare, tra l'indifferente e lo stizzito, "echissenefrega!". Io invece voglio solo scrivere un breve post con un paio di considerazioni. Non ho mai nutrito simpatia per Gol, tanto mi sembravano fuori luogo e di parte le sue affermazioni nelle numerose interviste che ha rilasciato durante il suo lavoro a Roma (quasi quotidianamente riprese dalla stampa italiana, come se ci fosse dello spazio da riempire per mancanza di notizie). Prendiamo per esempio l'affermazione che dà titolo all'articolo di Repubblica dell'8 agosto: "Zapaterismo, il male dell'Europa". Bene, cioè male. Riporto un brano: "Adesso mi fanno ridere i commentatori che quasi con soddisfazione parlano delle difficoltà militari di Israele nello sconfiggere Hezbollah. La verità è che ormai in Europa c'è un nuovo appeasement, uno zapaterismo come quello di Chamberlain del 38. 'Zapaterismo' è la parola giusta, è il fenomeno di chi vuole sempre e comunque un Israele sottomesso, che non reagisca, con le mani legate, che non abbia reazioni 'eccessive' o che meglio non ne abbia affatto". Mi sembra una visione manichea (ovvero fin troppo semplicistica e quindi scorretta) della realtà. Qual è la colpa di Zapatero? Di dire - e soprattutto di fare - cose di sinistra? Avercene.

Ecco cosa risponde Gol alla "domanda" di Alain Elkann su Specchio de La Stampa del 29 luglio "Torniamo alla reazione di grandi del mondo: l'America è sempre il vostro amico più vicino..."

Risposta: "Non ci sono dubbi che l'America sia la voce morale della comunità internazionale".

Dobbiamo immaginare un qualche refuso, il salto di un periodo? Altrimenti siamo portati a pensare che si tratti di sottile ironia. "Non ci sono dubbi che l'America sia la voce morale della comunità internazionale" non può essere una frase seria detta da una persona seria da intendere in modo serio. Siamo seri. A meno che non sia un auto-Gol. 

buonaparte
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lunedì, 07 agosto 2006, ore 23:24

Misteriose rispondenze (noterelle sciasciane).

 

Puerta del Sol

“…la nostra giornata è fatta, come tutta la vita, di misteriose rispondenze, di sottili collegamenti…”

Sciascia, Nero su nero, Adelphi, pag. 211

 

Nei giorni scorsi leggevo questo libro di Sciascia. Pagina dopo pagina mi apparivano sempre più evidenti le somiglianze tra le note dello scrittore siciliano e i post di un blog (del mio blog, a essere sincero). A pag. 166 c’è la storia della comunità di Christiania, quella stessa che il governo danese ha deciso di chiudere, come ho letto su Repubblica qualche giorno fa.

Misteriose rispondenze.

In questi giorni ho letto anche Il Club Dumas di Pérez-Reverte (un concentrato di sottili rispondenze) e ora sono alle prese con le Cronachette ancora di Sciascia. Noto che il primo brano, “Don Alonso Giron”, appare anche in Nero su nero, ma con alcune varianti. Tanto per cominciare il cadavere di Battista viene ritrovato nella gebbia nell’agosto del 1613 in Nero su Nero, mentre nelle Cronachette il rinvenimento risale “tra gli ultimi di marzo e i primi di aprile del 1613”.

C'è una seconda rispondenza, un anello che si aggancia a un altro anello della catena. 

“…sbarcati i siciliani a trenta miglia da Algeri, si erano appena mossi a saccheggiare un paese che il cronista chiama Ciceri, che si accorsero rischiavano di restare tra la sabbia e il mare (espressione che appena si posa sulla carta, eccola sollevata da una voce stentorea; per ricadervi subito, dimessamente e come in falsetto, trasmutata in bagnasciuga: il famoso, per noi, discorso del bagnasciuga); e a precipizio si erano rimbarcati, lasciando una ventina di morti, tra i quali quattro ufficiali, e portandosi una gran quantità di feriti” (Cronachette, pp. 11-12, edizione de L'Unità).

Il discorso del bagnasciuga... è un ovvio riferimento al discorso del Duce del 24 giugno 1943. E qui la rispondenza è con l’articolo di Malatesta su Repubblica del 16 luglio (scaricabile in PDF qui). “Durante la bella stagione i pescatori di telline che aravano la sabbia a una ventina di metri da riva vedevano Cancogni camminare lesto, la mattina di buon ora, in direzione del Forte. Il suo grande cranio calvo era celato da un berretto, con cui si difendeva dal sole, indossava non un costume, ma un paio di calzoni corti al ginocchio, di tipo inglese, come quelli riportati dai campi di prigionia dagli ufficiali italiani in India o nel Kenya. Camminava sul bagnasciuga, un termine che dicono tecnicamente sbagliato (in realtà diventato jettatorio dopo essere stato malamente adoperato dal duce in uno dei suoi ultimi discorsi: «Li fermeremo sul bagnasciuga»), ma di rara efficacia visiva, cercando di non calpestare la sabbia dei bagni, la sera precedente rastrellata con cura maniacale dai bagnini e divisa in linee parallele perfette, come solo nei giardini zen di Kyoto".

La catena dei rimandi prosegue.

“Il Popolo italiano è ormai convinto che è questione di vita o di morte. Bisogna che non appena il nemico tenterà di sbarcare, sia congelato su quella linea che i marinai chiamano del "bagnasciuga"; la linea della sabbia, dove l'acqua finisce e comincia la terra. Se per avventura dovessero penetrare, bisogna che le forze di riserva - che ci sono - si precipitino sugli sbarcati, annientandoli fino all'ultimo uomo. Di modo che si possa dire che essi hanno occupato un lembo della nostra Patria, ma l'hanno occupato rimanendo per sempre in posizione orizzontale, non verticale… Il dovere dei fascisti è questo: dare questa sensazione, e più che la speranza, la certezza assoluta dovuta ad una decisione ferrea, incrollabile, granitica...”

I tre aggettivi (ferrea, incrollabile, granitica) erano rapidamente diventati, attraverso la grancassa del Minculpop e della stampa, strumento di propaganda e di mobilitazione. Meno fortunato, anzi presto sottoposto nelle conversazioni private a più o meno rispettosi lazzi, era stato il riferimento al “bagnasciuga” che – fu fatto riservatamente notare – non è il punto divisorio fra mare e spiaggia (piuttosto, “battigia”) ma invece la linea di galleggiamento delle imbarcazioni.

Claudio Fracassi, La lunga notte di Mussolini, Palazzo Venezia luglio 1943, Mursia pag. 35

 

Claretta – Nella vita di un uomo come te vi sono sempre alti e bassi…ma tu sei troppo solo…dovresti magari parlare con qualcuno…anche da parte di persone che non immagini può venirti qualche consiglio.

Mussolini – (Interrompendo) … non ti sei accorta che, anche nel mio ultimo discorso, ho commesso delle gaffes…ho detto delle frasi fuori luogo.

Claretta – (Interrompendo) Quello del “bagnasciuga”?

Mussolini – Ecco! (con veemenza) Anche tu, come tutti gli altri, ad ironizzare! Sono diventato la favola, lo zimbello di tutti con quella maledetta parola! Passerò alla storia non come il Duce del fascismo e il fondatore dell’Impero, ma più semplicemente come il “bagnasciuga”!

Ibidem, pag. 111

Ancora leggendo Il Club Dumas trovo questo riferimento.

“C’è un quadro al Prado, ricordi, Corso?...Uomini armati di coltelli davanti a cavalieri che li colpiscono con le sciabole. Ho sempre avuto questa certezza: l’angelo caduto, al momento di ribellarsi, aveva lo stesso sguardo, gli identici occhi smarriti di quei poveretti con i coltelli. Il coraggio della disperazione”. (p. 229)

Di passaggio noto che in questi giorni il mio settimanale preferito è in edicola proprio con questo libro.

Ho cercato di individuare su Google il quadro a cui fa riferimento Irene Adler (l’affascinante Irene Adler…), senza però riuscirci. La sera stessa ho però trovato a una Festa dell’Unità un libretto su Goya con la riproduzione de La battaglia di Puerta del Sol.

Sempre ne Il club Dumas, una delle 9 tavole del Libro delle Nove Porte (per la precisione l’ottava) raffigura la ruota della Fortuna: “…sullo sfondo gira la ruota inesorabile della Fortuna o del Destino, che avanza lentamente, ma fa sempre il giro completo. Le tre figure presenti su di essa simboleggiano i tre stadi che nel medioevo venivano rappresentati con i termini regno, regnavi e regnabo cioè regno, ho regnato, regnerò”. (p. 253)

E che ti trovo sulla copertina del nuovo (in realtà risale al 1952) libro che sto iniziando a leggere (De la probabilité en historie. L’exemple de l’expédition d’Egypte)? Una rappresentazione della ruota della Fortuna, dalla Biblioteca Nazionale di Firenze, con la variante che i personaggi attorno alla ruota sono quattro invece di tre.

Ma qui il discorso si complica. Poco fa ho cercato su Google di individuare la fonte di quella riproduzione. E che ho scoperto?! Ho trovato questo sito, di un interessante cenacolo il cui simbolo è un serpente che si morde la coda, l’UROBORO di cui tanto si parla ne Il club Dumas.

Per oggi è sufficiente. 

buonaparte
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venerdì, 04 agosto 2006, ore 15:09

E povero anche il cavallo.

cavallo testato

Ormai è testata-mania. Fatta una cagata, bisogna essere pronti a osservarne rifacimenti, interpretazioni e citazioni a go-go, anche fuori dall'ambito originale nel quale la cagata appunto si disvelò in tutto il suo potenziale.

Leggo sul sito del Corriere che un fantino irlandese ha preso a testate (una) il suo cavallo. E' stato subito squalificato per una giornata. Stessa pena per l'animale (nel senso del cavallo), condannato per le ingiurie rivolte alle donne della famiglia del fantino. Pare gli abbia sussurrato: "A tua sorella piace tanto farsi cavalcare". 

buonaparte
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giovedì, 03 agosto 2006, ore 13:43

Tish'à Be-Av.

Oggi (in realtà dalla sera di ieri) gli Ebrei celebrano la ricorrenza di Tish'à Be-Av, ovvero il 9 del mese di Av. Tradizione vuole che in questa data siano stati distrutti il Primo (nel 586 a.C.) e il Secondo Tempio (nel 70 d.C.). Anche la cacciata dalla Spagna dei re cattolicissimi, nel 1492, viene fatta coincidere con il 9 di Av di quell'anno.

Prima di venire al lavoro ho letto alcune pagine de Il club Dumas, quando Corso si tromba la vedova consolabile sul divano del suo modesto appartamento. Ho trattenuto Puzzo-puzzolente mentre MM gli faceva l'aerosol, tra pianti e sceneggiate napoletane. Ho letto anche qualche pagine de La storia del Secondo Tempio di Sacchi, dedicate allo scisma samaritano.

Fino a stamattina non avevo mai sentito parlare di scisma samaritano.

buonaparte
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